Un percorso tra arte e impegno civile

Un progetto culturale condiviso
La mostra d’arte contemporanea I Volti delle Donne, promossa dall’Associazione Ricci in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, si è svolta presso il Conventino di Lodi Vecchio come un percorso espositivo articolato e immersivo. L’iniziativa ha proposto una riflessione sul tema della donna e della violenza di genere, intrecciando linguaggi artistici, memoria storica e impegno civile.
Francesca da Rimini: un archetipo che attraversa il tempo
Il percorso si apre al piano terra con una sezione dedicata a Francesca da Rimini, figura simbolica della tradizione letteraria. La sua presenza introduce il tema della donna raccontata e giudicata attraverso lo sguardo altrui, ponendo fin dall’ingresso una riflessione sul rapporto tra identità femminile, destino e narrazione. Le opere in dialogo con questo archetipo costruiscono una soglia simbolica che accompagna il visitatore all’interno della mostra.







Spazi raccolti e narrazioni intime
Nella saletta adiacente all’ascensore, le opere di Nena Nazzarena Consolandi e Guglielmo Lucieni danno forma a uno spazio di carattere intimo e concentrato. Le due ricerche, pur differenti, condividono un’attenzione particolare alla dimensione interiore, suggerendo una lettura silenziosa e ravvicinata del volto e del corpo femminile come luoghi di esperienza e memoria.



Le mura domestiche: la violenza osservata
Al piano superiore, la saletta dedicata a Pinuccia Longaretti assume un valore fortemente evocativo. L’ambiente richiama le mura domestiche, una stanza che può ricordare la cameretta di un bambino o di una bambina. In questo spazio la violenza non è rappresentata direttamente, ma suggerita attraverso lo sguardo di chi assiste in silenzio. È una riflessione sul ruolo dell’infanzia come testimone invisibile e sulle tracce profonde che la violenza lascia anche in chi non ne è vittima diretta.



Il Salone: una pluralità di voci
Il Salone principale ospita la sezione collettiva della mostra, riunendo le opere di numerosi artisti e artiste. Qui la pluralità dei linguaggi – pittura, fotografia, grafica e installazione – costruisce una narrazione corale. Ogni lavoro contribuisce a un racconto complesso e stratificato, restituendo la molteplicità delle esperienze femminili e delle modalità espressive contemporanee.









Otto nomi, otto volti: il Mostro di Modena
All’interno del percorso, una sezione di forte impatto ha richiamato con decisione la realtà della cronaca nera e della memoria negata. Le otto donne uccise dal cosiddetto Mostro di Modena tornano a essere nomi, volti, storie. Non numeri, non casi archiviati. Le loro immagini e le schede biografiche, disposte come in una scena del crimine, circondate da nastro segnaletico e fili sospesi, restituiscono la sensazione di una verità interrotta, mai realmente attraversata fino in fondo. Un’installazione che non spettacolarizza la violenza, ma la denuncia nella sua crudezza, chiedendo attenzione, rispetto e responsabilità.

L’incontro con Pierluigi Salinaro
In dialogo con questa sezione si è svolto l’incontro con Pierluigi Salinaro, dedicato all’approfondimento dell’inchiesta sul Mostro di Modena. L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto tra arte, informazione e impegno civile. In tale occasione è stata promossa una raccolta firme per la richiesta di riapertura del caso, iniziativa sostenuta dall’Associazione Ricci.


Un’esperienza che lascia tracce
Con la chiusura di I Volti delle Donne, la mostra si conferma come un progetto capace di coniugare ricerca artistica e riflessione sociale. L’attenzione del pubblico e la partecipazione agli incontri collaterali hanno evidenziato l’importanza di spazi culturali dedicati all’ascolto, alla memoria e al dialogo su temi complessi e ancora attuali.